La pandemia ha accelerato una crisi economica e sociale che sarebbe comunque arrivata nei prossimi anni, adesso l’orizzonte temporale è quello dei mesi.

Il progetto europeo è a rischio, ma anche la tenuta nazionale è a rischio. E si può aprire una stagione di scontri sociali.

Gli sconvolgimenti potrebbero essere rilevanti ma, come ho scritto, c’è una strada stretta che potrebbe trasformare questa crisi in un’opportunità di rinnovamento.

La strada passa per una stagione di sacrifici ma soprattutto per un nuovo patto sociale di solidarietà nazionale.

È necessario prendere coscienza che:

  • non si possono più chiedere sacrifici alla parte produttiva del paese;
  • non si possono più sfruttare le regioni più ricche del paese;
  • non si possono più penalizzare le nuove generazioni;
  • non si possono chiedere aiuti all’europa dopo non aver rispettato per decenni gli impegni presi;
  • non si può più assecondare un progetto europeo centralista e socialista che, se continuerà così, distruggerà l’europa.

Se si tiene conto di queste criticità si può cercare di tracciare una strategia coraggiosa per un paese nuovo. Vediamone i tratti salienti:

1. L’italia dovrà uscire da sola dal tunnel in cui si è infilata. Non dovrà chiedere, poco dignitosamente, aiuti eccezionali all’Europa, non sarebbe credibile e non sarebbe il modo migliore per rinsaldare quella fiducia tra i popoli su cui non può non basarsi un progetto associativo. Nè è opportuno un umiliante commissariamento. La permanenza nel progetto europeo, tuttavia, deve essere subordinata ad una profonda variazione di rotta dello stesso che lo allontani dall’impostazione centralista e socialista attuale. Non si vuole il superstato europeo ma una federazione di stati indipendenti in competizione fra loro (anche fiscale) dove sia garantita la libera circolazione di merci e di individui e la libera offerta di servizi.

2. Internamente si dovranno ripartire i sacrifici tra tax receiver, tax payers e nuove generazioni. Saranno necessari stimoli alla parte produttiva del paese, oggi colpita da un fisco opprimente, perché torni a crescere. Tali aiuti dovranno essere bilanciati da massicci tagli della spesa dello stesso ordine di grandezza. Per ottenere quella ricchezza diffusa che è necessaria a sostenere una effettiva solidarietà sociale, si dovrà aumentare drasticamente la percentuale di economia privata a scapito di quella pubblica, inefficiente e parassitaria.

3. L’enorme debito che costituisce un macigno che affossa la competitività del paese e le prospettive e le speranze delle future generazioni dovrà essere drasticamente ridotto con uno shock per riportarlo alle dimensioni di un’economia sana. Possibilmente evitando un suo parziale consolidamento e studiando una qualche possibile forma di finanziarizzazione dell’immane proprietà di stato e regioni.

4. Il nuovo patto sociale dovrà essere sancito e consolidato attraverso : a) una Forza Guardiana popolare che controlli la spesa, per evitare che cresca nuovamente senza controllo b) un processo costituente per un’italia dei territori, per un reale ed equo federalismo.

È un processo doloroso che richiede grande maturità e senso di responsabilità da parte di un paese che per decenni ha accumulato diritti oltre le sue possibilità, ma è anche l’unico che darebbe sostanza alle parole “ce la faremo”, altrimenti vuote.

Se non si procederà con coraggio in questa direzione infatti il progetto europeo franerà, l’italia avrà una deriva fascista o socialista di tipo venezuelano e si avvieranno processi secessionisti violenti. Uno scenario ben peggiore.

Share This